venerdì 30 novembre 2007
Il Partito Democratico dei giovani
Care ragazze, cari ragazzi,
il Partito Democratico fin dalla sua nascita ha voluto coinvolgere i giovani ad ogni livello. Al momento di definire le regole di svolgimento delle primarie abbiamo deciso di coinvolgere anche i minorenni. Per la prima volta nella storia della politica italiana si è potuto votare a 16 anni e ancora più importante, ci si è potuti candidare. Durante le primarie ho chiesto ai candidati impegnati nelle liste al mio fianco di distribuire davanti alle scuole una mia lettera. Per invitare i ragazzi ad andare a votare. È stato un momento importante e bello. Un lunedì mattina in cui in tutta Italia siamo andati incontro ai più giovani, confrontandoci, accogliendo anche lo scetticismo di chi fra loro pensava a una chiamata strumentale. Non è così. I giovani sono un patrimonio, una delle risorse più importanti per l’Italia, per questo credo che anche alle amministrative si possa votare a 16 anni. Nella vostra lettera parlate d’interesse generale. Secondo un sondaggio condotto dal New York Times con la CBS e MTV, il 54% dei votanti tra i 17 e i 29 anni negli Stati Uniti voterebbe per i Democratici. Le domande condotte hanno riguardato i diritti civili, il sistema sanitario, i nuovi immigrati, i temi etici. Sono questi i temi del Pd. Nel Partito democratico svilupperemo assieme le culture della legalità, dell'ambiente, coltiveremo un sistema di valori che include la solidarietà e il rispetto degli altri. Incontro di continuo centinaia di ragazze e ragazzi, e non condivido la rappresentazione che se ne da. Pochi episodi, a volte gravi, sono usati per mettere un marchio sulle giovani generazioni senza considerare le migliaia di ragazze e ragazzi che studiano, lavorano, hanno valori profondi, fanno volontariato e si impegnano nelle attività culturali. In questo caso vale il principio per cui fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Invece bisogna fare attenzione alla foresta che cresce.
Per fortuna, diversamente da come la pensano gli adulti, sono vive in voi le parole di Bob Dylan: “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro”. Penso ai vostri coetanei di Addio Pizzo: hanno scelto di fare acquisti solo presso i negozianti palermitani che rifiutano di versare denaro alla mafia. Quei ragazzi stanno restituendo a degli imprenditori la loro libertà, quella di agire lealmente sul mercato. Il Partito Democratico ha bisogno dei vostri sogni, delle vostre speranze, della vostra voglia di futuro. Deve avvicinarsi a quelli che oggi hanno sfiducia nella politica. Dobbiamo dirgli assieme di “essere loro la politica”, come hanno fatto i loro coetanei candidatisi ed eletti alla nostra Assemblea Costituente. Per questo spero che in primavera si possano tenere le primarie dei giovani, aperte agli italiani nuovi e ai nuovi italiani, quegli immigrati di seconda generazione a cui si devono riconoscere diritti certi. È necessario che i giovani possano da subito sperimentare il confronto, e il meccanismo delle primarie mi sembra quello ideale. Non per descrivervi, come fanno spesso gli istituti di ricerca, né per dare di voi la rappresentazione che vogliamo, la copia in sedicesimo di altre strutture, replicandone pregi e difetti. Vorrei definissimo assieme le regole per partecipare, poi le primarie di primavera faranno venire alla luce la ricchezza nella diversità, la capacità di portare in politica, prendendole a prestito dalla vita di tutti i giorni, le vostre esperienze di comunità: a scuola, in rete, nelle università, nelle associazioni, sui luoghi di lavoro, per poi vedervi partecipare alla vita del Pd in base alle vostre capacità e conoscenze e non per una compensazione anagrafica.
Penso alle migliaia di professionisti in maggioranza “under 30” che lavorano nelle aziende italiane confrontandosi quotidianamente con la flessibilità, alle decine di factory che portano avanti progetti culturali creati e seguiti da giovani di talento, ai ricercatori universitari che sanno benissimo come il sapere dovrebbe stare a cuore ad ogni parte politica, ai tanti giovani che hanno smesso di studiare e lavorano duramente senza interessarsi di politica perché pensano che non discuteremo mai di quello di cui parlano la sera a tavola: le tasse, come arrivare a fine mese, i problemi dell’assistenza sociale. Non so ancora come sarà questo movimento. Lo decideremo assieme. Di sicuro dovrà partire dalla Sinistra Giovanile e dai giovani della Margherita. Di sicuro dovrà coinvolgere i ragazzi che rappresentano una risorsa per il Paese e che hanno voglia di affacciarsi per la prima volta alla politica. Persone che sono nate senza conoscere i grandi partiti da cui proveniamo. Per questo immagino una costellazione di strumenti, più cose diverse, per parlare a più ragazzi possibile. Per questo immagino un movimento nuovo, aperto, una rete fatta di nodi interscambiabili, in grado di sollecitare e valorizzare anche in politica le energie che vi contraddistinguono. Una rete che si rivolgerà ai giovani in tanti modi: dall’agorà di internet e dagli incontri sul territorio, fino a una webradio, cortometraggi, mobilitazioni via sms. Le primarie di primavera arricchiranno il Partito Democratico dei giovani italiani, e delle loro idee rendendolo ancora di più una forza innovativa e contemporanea.
Per questo il futuro sarà soprattutto il vostro. La scommessa è fare, insieme, un paese diverso, un’Italia nuova
Walter Veltroni
il cannocchiale
martedì 27 novembre 2007
Considerazioni su politica nazionale
Tutto è cominciato quando al Senato è stata approvata la Finanziaria. Il governo quindi rimane in carica, e nel centro – destra si scatena il putiferio: in pochi giorni Berlusconi, leader della ormai ex CDL (e quindi, di fatto, attualmente leader di nulla) si ritrova contro tutti gli alleati. Una tensione che si perpetua e si accentua proprio nei giorni della famosa raccolta firme organizzata da Forza Italia per mandare a casa il governo. Anche questa, senza dubbio, una iniziativa degna di un paese democratico. Una iniziativa quindi giusta a norma di legge, non condivisibile da tutti ovviamente per gli obiettivi che si proponeva. Gli alleati, oltre ovviamente a non aver condiviso l’iniziativa che Berlusconi ha preso da solo con il suo partito, Forza Italia, cominciano a mostrare degli scetticismi e a fare critiche al loro ex leader. Berlusconi litiga con gli alleati proprio nei giorni della raccolta firme. La causa? Ci sono dissapori nella maggioranza ogni giorno, quindi ci possono essere anche nell’opposizione. La causa, dicevamo. È naturale: gli alleati di sua emittenza si aspettavano che Prodi cadesse sulla Finanziaria, sono mesi che il cavaliere predica che il governo cadrà presto, che sta corteggiando alcuni senatori scontenti del PD e che si sentono poco considerati, addirittura uno doveva essere un nostro conterraneo. È raro che Berlusconi perda, almeno in un paese come il nostro personaggi di questo genere difficilmente perdono. E invece, dopo la sconfitta alle politiche del 2006 (perché i conti sono stati fatti e rifatti e addirittura, aggiungiamo, strarifatti, e il centro – destra ha perso, anche grazie – o a causa, fate voi – di una legge della quale a volte si discute, mi pare proprio la legge elettorale, ne avete sentito parlare?) Berlusconi ha perso anche questa sua personalissima sfida con la attuale maggioranza: prima il governo doveva cadere, dopo implodere, dopo nuovamente cadere. Non è successo alcunchè di tutto questo, certo è che Prodi non ha una maggioranza chissà quanto solida al Senato, cosa della quale poteva vantarsi invece il centro – destra. Ma anche questa condizione dell’attuale maggioranza è frutto della legge elettorale approvata in extremis dalla precedente legislatura. Una approvazione che ha addolcito la sconfitta del signor Berlusconi, ma che non ha potuto evitarla.
Evidentemente agli alleati non è andata giù che il governo non abbia fatto le valigie. Ed ecco che si apre un nuovo scenario: forse per la prima volta da anni (almeno, questo è quello che ci hanno fatto vedere i media, e non mi dilungo su questo altro argomento) gli alleati di Berlusconi mettono da parte, scavalcano l’evidente carisma del loro ex leader e gli si parano contro. E non è stata una cosa di pochi giorni, un allarme che rientra, le acque che si calmano. Già il fatto che la famosa raccolta di firme sia stata organizzata solamente da Forza Italia (e non è stata certo organizzata tre giorni prima del 16 novembre) doveva far pensare che qualcosa non andasse, a parte quello che i media ci facevano vedere.
Per la prima volta dopo anni, anzi, almeno io non ricordo se è successo in passato, un esponente di un partito del centro – destra è stato fischiato dagli iscritti ad un altro partito del centro – destra. Che io ricordi, magari mi sbaglio, questa cosa mai si è verificata durante la precedente legislatura. Per quello che sappiamo almeno. Perchè, se è successo, i media non ne hanno parlato. O almeno, io non me lo ricordo. Se mi sbaglio sarò contento di essere corretto.
Sette milioni di firme! Per Zeus, quante firme! Se non ricordo male, alle ultime elezioni del 2006 Forza Italia poteva contare su 2 milioni di elettori. Infatti si diceva che comunque Berlusconi “aveva vinto”, dato che il suo partito non perdeva tantissimi consensi e lui rimaneva il leader più votato. Due milioni di elettori contro sette milioni di firme: quanta gente del centro – sinistra, scontenta di questa maggioranza e di questo governo, è andata a votare per mandare a casa Prodi? Cinque milioni? Cinque milioni di elettori del centro – sinistra si sono ricreduti? Se fosse davvero così, Prodi e gli alleati, prendendo atto del dato, avrebbero dovuto fare subito le valigie. Quanti elettori invece di AN, UDC e Lega nord hanno condiviso l’iniziativa di Forza Italia? Cinque milioni? Personalmente non posso sapere quante sono le firme e di persona non posso constatarlo materialmente, ma già il giorno dopo si esprimevano dubbi sul numero delle firme; dubbi che, a rigor di logica, vengono confermati da un altro evento del quale sua emittenza si rende protagonista: lo scioglimento di Forza Italia. Per gli dei, cosa succede? Forza Italia ottiene questo successo plebiscitario e si scioglie? Cos’era, il canto del cigno? Sorprendente. Decidete voi se in bene o in male. Berlusconi dà vita al PDL, acronimo di non so cosa, non lo sa neanche lui: popolo o partito delle libertà. A scelta libera. Eh già, più libertà di così… Una scelta che non viene condivisa dagli alleati già scontenti: Fini, subito accalappiato da Vespa, annuncia il “divorzio” con Berlusconi, Cesa, Casini e Bossi dichiarano che in questa maniera non si raggiungono obiettivi comuni. UDC e Lega restano aperti al confronto, ma Berlusconi dichiara all’opinoine pubblica che la CDL era ormai un ectoplasma e che gli alleati condizionarono il suo governo. Ah, addirittura… povero cavaliere. Effettivamente si deve dare conto anche agli alleati quando si forma una coalizione. Insomma, alla fine questo PDL sembra debba essere l’antagonista del PD. Sta di fatto che delle firme non sta parlando più nessuno, eppure è stato un grande successo…
Come leggere questi avvenimenti politici? Si potrebbe ritenere che si tratta una sconfitta di Berlusconi e del suo progetto CDL, un leader senza più una coalizione da guidare. Berlusconi però non va sottovalutato, dato che ha sempre Forza Italia. Tuttavia, Forza Italia da sola non va da nessuna parte. Dall’altro lato, il centro – sinistra ovviamente, per etica professionale ed istituzionale, deve aprire al dialogo con l’opposizione. Anche questa è democrazia, ci mancherebbe! Tuttavia, il cavaliere anni fa non si è rivelato un alleato affidabile per l’allora premier D’Alema. Prodi e Veltroni devono fare attenzione senza ovviamente trascurare i principi democratici e soprattutto l’interesse del paese. Dall’altro lato, questi avvenimenti potevano essere letti come una presa di coscienza del cavaliere del voler uscire dalla politica, per perseguire interessi personali. Nulla di sbagliato in questo, se si vuole perseguire interessi personali, lo si faccia tranquillamente (nell’ambito della legalità, come tutti del resto), ma non si può restare in politica, che è cosa pubblica, altrimenti si incappa nel conflitto di interessi. Ops, ne avete sentito parlare? Non ne parliamo in questa sede, se no ci vorrebbero pagine e pagine. Ad ogni modo, è una interpretazione che cade dato che Berlusconi ha fondato questo nuovo soggetto politico. Quindi, nessun interesse personale, resta in politica, per la cosa pubblica. Non si puàò tuttavia non prendere atto del fatto che ormai le alleanze di centro – destra si sono sfaldate. Berlusconi era il carismatico amalgamante che teneva insieme leader come Bossi e Fini, che sicuramente non si trovano simpatici (eppure concordi sul no al PDL) e Casini, uno degli epigoni della ex Democrazia Cristiana. Sembra però che ancora una volta, se ci si pensa bene, Berlusconi li abbia uniti tra di loro, stavolta però contro sé medesimo e non a favore. Si discute di legge elettorale, speriamo solamente che questa “porcata”, così come la definì Calderoli, che l’aveva votata, così come altre leggi (magari la legge Biagi, che ne dite?) siano riviste in Parlamento e siano finalmente modificate, dato che la nazione, il paese, lo Stato, fate voi, sta andando alla deriva. Destra, sinistra, lavorino insieme davvero nell’interesse del paese, facendoci magari capire che non siamo sulla “penisola di Utopia”.
Marco De Simone
giovedì 22 novembre 2007
La nostra Carta d'Identità

La 'P' verde e la 'D' bianca su uno sfondo rosso. Poi, sotto, la scritta 'Partito democratico' impreziosita da un ramoscello di ulivo. E' questo il nuovo simbolo del Pd, «la nostra carta di identità», presentato oggi presso lo Spazio Etoile in Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma.
«Un simbolo – ha esordito il segretario nazionale Walter Veltroni - racconta l'identità di un partito e di una comunità e io credo che questo simbolo ci rappresenti bene. E' un simbolo rivolto al futuro, di un partito che nasce per una Italia nuova ed assume su di se l'identità nazionale».
Un’identità nazionale racchiusa nei tre colori che lo compongono, gli stessi che però vogliono ricordare anche le «tre grandi tradizioni che stanno nel Pd»: il verde dell'ambientalismo e del laicismo, il bianco dei cattolici democratici e il rosso della tradizione socialista e del mondo del lavoro».
«La sintesi - ha aggiunto - molto moderna e forte». Insomma, si tratta di «un simbolo rivolto al futuro, un simbolo fresco, nuovo», realizzato, come ha sottolineato con enfasi Veltroni, da un ragazzo molisano di 25 anni, Nicola Storto.
«E' stata la bandiera italiana il punto di partenza per la creazione del nuovo simbolo del Pd – ha spiegato lo stesso autore, anch’egli presente in sala - . Le indicazioni che ci avevano dato – ha aggiunto - erano tre concetti: la modernità, la velocità e la pulizia».
«Io sono partito dalla bandiera italiana - ha raccontato Storto - per la sua leggerezza, la pulizia della forma, la semplicità del messaggio, e anche la sua modernità».
«E poi sotto al nuovo simbolo - ha concluso Storto – ho inserito l'Ulivo, perchè rappresenta la storia del Pd, la sua radice».
www.partitodemocratico.it
martedì 6 novembre 2007
Italia in lutto: E' morto il grande Enzo Biagi
MILANO - Enzo Biagi è morto questa mattina. Il decano dei giornalisti italiani, che aveva 87 anni, da oltre una settimana era ricoverato nella clinica Capitanio di Milano.Il mondo dell'informazione perde così una delle sue voci più celebri, esempio di libertà di pensiero e autorevolezza. La canera ardente è aperta dalle ore 10.
E subito è giunto il messaggio del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Scompare con Enzo Biagi - ha scritto il capo dello Stato - una grande voce di libertà. Egli ha rappresentato uno straordinario punto di riferimento ideale e morale nel complesso mondo del giornalismo e della televisione, presidiandone e garantendone l'autonomia e il pluralismo. Il suo profondo attaccamento - sempre orgogliosamente rivendicato - alla tradizione dell'antifascismo e della Resistenza lo aveva condotto a schierarsi in ogni momento in difesa dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana".
Ad annunciare per primo il decesso è stato il medico Giorgio Massarotti, all'ingresso della clinica: "Per incarico della famiglia - ha dichiarato, davanti ai cronisti presenti - e con estremo dolore, annuncio che il dottor Biagi si è spento alle 8 di questa mattina con serenità".
Poi hanno parlato le figlie: "Si è addormentato sereno - ha raccontato Bice - devo dire che aveva programmato come sempre tutto anche per noi. Ci ha fatto dormire qualche ora, a me e a mia sorella, e ci ha aspettati. Siamo stati insieme".
Ai giornalisti che le hanno chiesto un ricordo del padre, la donna ha risposto: "Mi rendo conto che voi tutti ricordate Enzo Biagi. Io mi ricordo mio padre e sono grata a tutti quelli che in questi giorni mi hanno dimostrato tanto bene".
Enzo Biagi, una vita a raccontare fatti all'insegna della coerenza e del rigore
lunedì 5 novembre 2007
Il Partito Democratico a Pontecagnano Faiano

Il mio auspicio è che si possa al più presto costituire il Direttivo Cittadino del Partito Democratico, tenendo in considerazione il grande risultato politico che i cittadini liberi di Pontecagnano Faiano hanno determinato, votando alle Primarie del 14 ottobre 2007.
Tengo però a precisare che un grande partito, che ambisca a divenire il primo in Italia, ha bisogno, anche a livello locale, che tutte le espressioni politiche impegnatesi fattivamente, anche in prima persona con la propria candidatura, possano avere un ruolo importante e dare un contributo alla crescita dello stesso.
Per questo, spero che si possa da subito aprire un confronto tra tutte le parti impegnate realmente nel progetto del PD e di conseguenza intraprendere un percorso comune e democratico , lontano dai modi di fare e di agire che abbiamo subito in passato.
Abbiamo la possibilità di partire con un unico obiettivo, quello di discutere delle reali esigenze e problematiche dei cittadini di Pontecagnano Faiano; è questo che mi interessa davvero!
Giuseppe Lanzara

